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Lo stato sociale dello scrittore.

Oggi voglio scrivere un  articolo su una cosa piuttosto spiacevole che mi è successa in un forum per scrittori (non è difficile immaginare quale) in questi giorni. Una persona ha scritto, in una discussione, un concetto molto pericoloso: “Se hai la terza media, mica puoi pensare di scrivere un libro”. E io su questo, dopo essermi arrabbiata molto, ci ho riflettuto. Sono rimasta colpita da tutto il contorno (insipido quanto delle verdure surgelate scadenti), perché in quella discussione, ho fatto presente che faccio parte proprio di quella categoria di persone che non ha studiato, ma ha osato scrivere, facendo anche notare che avendo una disabilità (la stessa che ora hanno i miei due figli più grandi, che soffrono di autismo) forse non ho potuto molto “ascoltare” ciò che aveva da insegnare la scuola. Ma ho letto tanto. Così tanto che in seguito, crescendo, ho donato migliaia di libri alle biblioteche, non avendo più spazio in casa. Perché chi soffre di autismo spesso si rifugia nel mondo che reputa più sicuro. Ecco, il mio era, ed è, dentro ai romanzi. Mi dispiace se è soltanto l’esperienza a darmi le parole da utilizzare in ciò che scrivo. Perché ho usato il termine “pericoloso”? Perché cercare di distruggere gli altri con la discriminazione è deleterio  per se stessi ma inquina anche i terreni neutrali, dove ognuno coltiva i suoi sogni e le sue speranze. Riguardo alla scrittura, mi piace pensare che le emozioni che noi viviamo, le sofferenze che ci accompagnano, siano poi lo stimolo che porta a squarciare quel velo pesante di sensazioni insipide per non essere, come scrittori, tediosi. Sono tante le cose a cui ho pensato. Poi, la persona che mi vive accanto, mi ha fatto una domanda che ha cambiato completamente la mia visione delle cose: «Credi che se tu un giorno fossi una scrittrice famosa e con un enorme successo, le persone inizierebbero a rispettarti?» Un teatrino nella testa mi è partito in pura autonomia: da Fabio Volo fino a Federico Moccia  (primi in classifica a ricevere insulti nel web), dalla Littizzetto alla Lucarelli (per chi le ha prese di mira, non ne fanno mai una giusta), per sconfinare poi in qualsiasi altro campo. A tal proposito, qualcuno si ricorda dei commenti sull’aspetto fisico dell’astronauta Cristoforetti? Insomma, l’abitudine a distruggere chiunque capiti a tiro non guarda in faccia a nessun successo, a nessun merito e a nessun talento. Così è nata un’immagine per il mio profilo Instagram, che oggi condivido nell’articolo. Che uno scrittore  abbia pubblicato con una piccola casa editrice, o abbia venduto milioni di copie con una big, non avrà mai nessuna possibilità di ottere il rispetto dell’italiano medio. Fa schifo? Si, eccome. 

Ma argomentiamo l’immagine. Io ho creato un fantomatico antagonista un po’ cafone, ma vi assicuro che si potrebbero allargare tranquillamente gli orizzonti, includendo  categorie di persone un po’ invidiose che si incontrano tutti giorni, soprattutto virtualmente. Cosa significa pubblicare con un editore piccolo? Significa che tu scrittore non avrai in bella vista il tuo libro  a poca distanza dalle banane, che all’autogrill nessun camionista urterà il romanzo tirando un’imprecazione e lasciandolo a terra, che nessuno ti chiederà un autografo al ristorante, o una dedica, perché guarda caso il vicino di tavolo aspettava la sua portata proprio con il tuo libro in mano. Diciamo che potremmo includere in questa categoria ogni sfumatura di successo definito “soft”. Eh si, perché all’uomo moderno, che si aggira per i  centri commerciali sfoggiando elastici della mutanda firmati, fotte sega se tu pubblichi con una casa editrice valorosa ma piccola, che promuove eventi culturali, o se tu hai vinto premi letterari. Lui vuole le prove. Ti punta le vetrine dove sta facendo “vasca” guardando le fighe di turno, e ti chiede con aria di sfida: «Dove diavolo sei? Guarda: lì c’è Emma Marrone, e lì ci  sono i Pantellas. Tu dove cazzo sei? Vedi?  E allora muto, pezzente». Insomma, in questa società tutto fast e brand, non esisti!  E se invece sei dall’altra parte? Se hai venduto milioni di copie, magari sei stato tradotto, insomma, sei pure diventato ricco? Er mutanda cosa avrà da dire? Beh, in quel caso,  per principio, stai un po’ sui maroni perché hai fatto i money. Poi insomma, suo cugino scrive anche meglio. Non è che adesso perché leggono le tue minchiate vuol dire che sei bravo, calma. Sei sempre un coglione!

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