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Amore imperfetto

Azzurra è una ragazza con la sindrome di Asperger che cura ogni paura attraverso la passione per il cibo. Cuoca nel prestigioso ristorante di famiglia, un giorno, a un passo da un matrimonio sbagliato, decide di lasciare il lavoro e chiudere con il passato per raggiungere un piccolo paese sul lago: Borgodoro. Qui apre un’osteria che diventa ben presto un punto di riferimento, anche grazie a un oggetto magico attraverso il quale riesce a leggere il futuro ai clienti, tra un bicchiere di vino rosso e una bruschetta.

Victor Moreau, artista e sciamano francese, è l’uomo che Azzurra aspetta da sempre, ma il loro è un incontro fugace: la protagonista intraprende così un viaggio per ritrovarlo. All’interno della storia, un protagonista indiscusso: l’olio. Victor dipinge solamente uliveti italiani, Azzurra legge l’oracolo dell’olio, e proprio l’olio extravergine farà ricongiungere i due amanti, scivolando sul pane appena sfornato della neonata osteria. Lo trovate sul sito Libromania

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Irriverenza alla francese.

Il marchese De Sade, ovvero come il tempo cambia l’immoralità.

Secondo l’enciclopedia Treccani il sadismo è un disturbo della personalità caratterizzato da un comportamento aggressivo, crudele e umiliante nei confronti degli altri. Insomma, in poche parole, l’atteggiamento abituale di molta gente proprietaria di una connessione internet. No, non è uno scherzo, se volessimo dare un volto oggi al sadismo, che caratterizzi questo momento storico, sarebbe certamente il cyberbullismo, che accompagna la quotidianità di ogni individuo in pausa caffè, pausa pranzo e forse pausa tutto. Eppure, non tutti sanno che l’origine di questa parola (sadismo), deriva da un personaggio francese, un certo Marchese Donatien-Alphonse-François de Sade, scrittore di romanzi, racconti, saggi e drammi teatrali, libero pensatore irriverente, e per alcuni personaggio completamente svitato, famoso, o per meglio dire famigerato, grazie alle sue teorie filosofiche piuttosto provocatorie.

Continua a leggere il mio nuovo articolo per Il Colophon qui.

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I librigame.

    È on line un mio nuovo articolo su Il Colophon,  leggilo qui. Questo numero è dedicato alla letteratura per l’infanzia, e ho deciso di ricordare i librigame, una mia grande passione. Si tratta di un articolo a quattro mani, in collaborazione con Massimo Lazzari, creato  con la formula del vecchio librogame, per veri nostalgici. Buona lettura. 

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    Il Colophon

    Nel numero di aprile della rivista Il Colophon, tutto dedicato all’Irlanda, potete trovare un articolo sul perché io ami così tanto l’isola di smeraldo, una recensione al mio romanzo Il peso sul cuore scritta da Carla Casazza, e molti altri articoli e racconti interessanti. Leggetelo. È gratis, e soprattutto bello. Recentemente ne ha parlato pure il sito della Treccani. Fate click proprio QUI, e buona lettura.

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    Lo stato sociale dello scrittore.

    Oggi voglio scrivere un  articolo su una cosa piuttosto spiacevole che mi è successa in un forum per scrittori (non è difficile immaginare quale) in questi giorni. Una persona ha scritto, in una discussione, un concetto molto pericoloso: “Se hai la terza media, mica puoi pensare di scrivere un libro”. E io su questo, dopo essermi arrabbiata molto, ci ho riflettuto. Sono rimasta colpita da tutto il contorno (insipido quanto delle verdure surgelate scadenti), perché in quella discussione, ho fatto presente che faccio parte proprio di quella categoria di persone che non ha studiato, ma ha osato scrivere, facendo anche notare che avendo una disabilità (la stessa che ora hanno i miei due figli più grandi, che soffrono di autismo) forse non ho potuto molto “ascoltare” ciò che aveva da insegnare la scuola. Ma ho letto tanto. Così tanto che in seguito, crescendo, ho donato migliaia di libri alle biblioteche, non avendo più spazio in casa. Perché chi soffre di autismo spesso si rifugia nel mondo che reputa più sicuro. Ecco, il mio era, ed è, dentro ai romanzi. Mi dispiace se è soltanto l’esperienza a darmi le parole da utilizzare in ciò che scrivo. Perché ho usato il termine “pericoloso”? Perché cercare di distruggere gli altri con la discriminazione è deleterio  per se stessi ma inquina anche i terreni neutrali, dove ognuno coltiva i suoi sogni e le sue speranze. Riguardo alla scrittura, mi piace pensare che le emozioni che noi viviamo, le sofferenze che ci accompagnano, siano poi lo stimolo che porta a squarciare quel velo pesante di sensazioni insipide per non essere, come scrittori, tediosi. Sono tante le cose a cui ho pensato. Poi, la persona che mi vive accanto, mi ha fatto una domanda che ha cambiato completamente la mia visione delle cose: «Credi che se tu un giorno fossi una scrittrice famosa e con un enorme successo, le persone inizierebbero a rispettarti?» Un teatrino nella testa mi è partito in pura autonomia: da Fabio Volo fino a Federico Moccia  (primi in classifica a ricevere insulti nel web), dalla Littizzetto alla Lucarelli (per chi le ha prese di mira, non ne fanno mai una giusta), per sconfinare poi in qualsiasi altro campo. A tal proposito, qualcuno si ricorda dei commenti sull’aspetto fisico dell’astronauta Cristoforetti? Insomma, l’abitudine a distruggere chiunque capiti a tiro non guarda in faccia a nessun successo, a nessun merito e a nessun talento. Così è nata un’immagine per il mio profilo Instagram, che oggi condivido nell’articolo. Che uno scrittore  abbia pubblicato con una piccola casa editrice, o abbia venduto milioni di copie con una big, non avrà mai nessuna possibilità di ottere il rispetto dell’italiano medio. Fa schifo? Si, eccome. 

    Ma argomentiamo l’immagine. Io ho creato un fantomatico antagonista un po’ cafone, ma vi assicuro che si potrebbero allargare tranquillamente gli orizzonti, includendo  categorie di persone un po’ invidiose che si incontrano tutti giorni, soprattutto virtualmente. Cosa significa pubblicare con un editore piccolo? Significa che tu scrittore non avrai in bella vista il tuo libro  a poca distanza dalle banane, che all’autogrill nessun camionista urterà il romanzo tirando un’imprecazione e lasciandolo a terra, che nessuno ti chiederà un autografo al ristorante, o una dedica, perché guarda caso il vicino di tavolo aspettava la sua portata proprio con il tuo libro in mano. Diciamo che potremmo includere in questa categoria ogni sfumatura di successo definito “soft”. Eh si, perché all’uomo moderno, che si aggira per i  centri commerciali sfoggiando elastici della mutanda firmati, fotte sega se tu pubblichi con una casa editrice valorosa ma piccola, che promuove eventi culturali, o se tu hai vinto premi letterari. Lui vuole le prove. Ti punta le vetrine dove sta facendo “vasca” guardando le fighe di turno, e ti chiede con aria di sfida: «Dove diavolo sei? Guarda: lì c’è Emma Marrone, e lì ci  sono i Pantellas. Tu dove cazzo sei? Vedi?  E allora muto, pezzente». Insomma, in questa società tutto fast e brand, non esisti!  E se invece sei dall’altra parte? Se hai venduto milioni di copie, magari sei stato tradotto, insomma, sei pure diventato ricco? Er mutanda cosa avrà da dire? Beh, in quel caso,  per principio, stai un po’ sui maroni perché hai fatto i money. Poi insomma, suo cugino scrive anche meglio. Non è che adesso perché leggono le tue minchiate vuol dire che sei bravo, calma. Sei sempre un coglione!